sabato 7 settembre 2013
NEL BUIO ANSIMA LA COLPA
la nudita' delle grida
scarne e fragili
impossibilitate a delineare i miei contorni,
senza poter misurare questo odio
scolpito nella carne;
sono pulviscolo seppellito
tra le mure vergini della famiglia
-nessuno deve sapere-
atterrito immobile scarafaggio
ai denti che masticano spasmi di vita
e la sputano via inutile spazzatura,
nell'assalto di violenza e distruzione
appassite sul biancore delle cosce
-grumo di sogni e illusioni-.
Nel buio pulsa la nostra miseria
a braccetto col tanfo della vita
che fuori di qui semplicemente vive;
sono ciottolo appena sbozzato,trascinato
verso abissi da cui non si torna e da cui
non risalgono cicatrici ma solo
il lento mutarsi in costola che non genera
in seno spoglio,spettro senza umanita'
e il coagulare delle ore
in un solo istante dove
nel buio ansima la colpa
"contro la violenza sulle donne,contro lo stupro e il femminicidio
domenica 16 dicembre 2012
-giugno 2012- terremoto in Emilia
Abbracciava il buio
come l'ultimo porto sicuro
in una tempesta feroce,
sacrificava al cielo il sogno
come ricamare sul nulla
l'intera vita
o l'unico istante vissuto.
Vergogna sul petto
come una voragine
come l'ultimo porto sicuro
in una tempesta feroce,
sacrificava al cielo il sogno
come ricamare sul nulla
l'intera vita
o l'unico istante vissuto.
Vergogna sul petto
come una voragine
tra le linee di parole
mentre il respiro
sempre piu' nero
trema,trema
e stanze abbandonate
finestre spalancate
sulle ombre che restano
sulla strada.
Abbracciava il buio
come amico fidato
senza ricordare un bacio
e la sofferenza di
accarezzare la sua terra
e i fiori che sbocciarono
ancora e ancora
erano coraggio quelle mani
sole anche se erano migliaia
per salvare un angolo di cielo
tra il fango,ricercare
una melodia che facesse piangere
in quel silenzio cosparso di urla.
Abbracciava il buio
senza cuore,
un vagabondo della vita
che nulla sapeva
se non delle stelle
e del loro stare lontane,
straniere del dolore
mentre il respiro
sempre piu' nero
trema,trema
e stanze abbandonate
finestre spalancate
sulle ombre che restano
sulla strada.
Abbracciava il buio
come amico fidato
senza ricordare un bacio
e la sofferenza di
accarezzare la sua terra
e i fiori che sbocciarono
ancora e ancora
erano coraggio quelle mani
sole anche se erano migliaia
per salvare un angolo di cielo
tra il fango,ricercare
una melodia che facesse piangere
in quel silenzio cosparso di urla.
Abbracciava il buio
senza cuore,
un vagabondo della vita
che nulla sapeva
se non delle stelle
e del loro stare lontane,
straniere del dolore
venerdì 3 agosto 2012
se non resta
tu non conosci
quell'abbraccio
profumato dalla notte
e senza incantesimi
a chiuderti le labbra,
-silenzio sara'-
sara' l'ennesima
porta lasciata
socchiusa,come
quell'abbraccio
profumato dalla notte
e senza incantesimi
a chiuderti le labbra,
-silenzio sara'-
sara' l'ennesima
porta lasciata
socchiusa,come
quando bambina
sedevo sui gradini
ma con le dita sfioravo
il cielo,
di nuvole e arcobaleni
respiravo come
sospiri dorati
-senza perdermi mai-
tu non conosci
il gioco di sfumature
il ritornello di albe lucenti
che assomigliano
alle gote di angeli
assopiti sul ciglio
del passato senza aver
prima sognato
sedevo sui gradini
ma con le dita sfioravo
il cielo,
di nuvole e arcobaleni
respiravo come
sospiri dorati
-senza perdermi mai-
tu non conosci
il gioco di sfumature
il ritornello di albe lucenti
che assomigliano
alle gote di angeli
assopiti sul ciglio
del passato senza aver
prima sognato
sabato 28 aprile 2012
se il buio ti resta accanto
Il cielo puo' apparire muto,
imprevisto d'un istante che
con si sofferma inquieto
perso nel tempo
e il silenzio puo' aggrapparsi
al via vai dei sogni storditi,
svuotati,corrosi da
colori violenti,
lampi di viola e blu
stravolgono questa
strada gia' abbandonata.
Saro' parole
che l'eco ruba alla polvere
senza che il buio
rapisca l'ultima
lacrima di questa notte
stretta tra le preghiere
di bimbi che cantano stelle.
Mi chiamero' pioggia
che come bacio si posa
sulla fronte,senza
lasciare dolore,
e vento piu' lieve
di un fremito sopra
le nuvole,mentre
capelli di fiori e rami
intrecciero' al tramonto
senza raccontare piu'
di citta' straniere e
ombre che le vivono"
imprevisto d'un istante che
con si sofferma inquieto
perso nel tempo
e il silenzio puo' aggrapparsi
al via vai dei sogni storditi,
svuotati,corrosi da
colori violenti,
lampi di viola e blu
stravolgono questa
strada gia' abbandonata.
Saro' parole
che l'eco ruba alla polvere
senza che il buio
rapisca l'ultima
lacrima di questa notte
stretta tra le preghiere
di bimbi che cantano stelle.
Mi chiamero' pioggia
che come bacio si posa
sulla fronte,senza
lasciare dolore,
e vento piu' lieve
di un fremito sopra
le nuvole,mentre
capelli di fiori e rami
intrecciero' al tramonto
senza raccontare piu'
di citta' straniere e
ombre che le vivono"
sabato 14 aprile 2012
CIAO NUVOLO
Renzo ha piu' di novant'anni,li ha festeggiati a gennaio insieme agli
11 figli,ai 12 nipoti e ai 3 bis nipoti, e' stata una bella
festa,ripeteva- che bella armonia c'e' oggi,che bellezza ho davanti gli
occhi!-,una vita lunga non scevra di dolori,perdite,sacrifici e
sofferenti decisioni. Ha lavorato una vita per la sua famiglia,purtroppo
non riuscendo sempre a provvedere ad essa, alcuni figli erano stati
mandati in collegio perche' non aveva da sfamarli,ed era stata una
sofferenza indicibile per lui e per i figli-nessuno amava parlare di
quei giorni tristi; altri figli erano stati costretti a lavorare da
piccolini nei campi e a non metter quasi piede a scuola. Aveva amato
moltissimo sua moglie, da cui aveva avuto 15 figli- deh a quei tempi non
c'era mica la televione,che vuoi...!- quattro dei quali morti da
piccoli. Era sempre stato una forza della
natura,allegro,simpatico,amorevole,ma con un gran brutto carattere: se
si metteva in testa qualcosa non c'era verso di fargli cambiare
idea,dispettoso fino all'esasperazione. Quando era rimasto vedovo aveva
fatto acciucchire i figlioli per i cimitero,nessuno andava bene,alla
fine riusci a trovare un cimitero in collina dove la tomba della moglie
sarebbe stata illuminata dal sole per gran parte del giorno. Si era
anche intestardito di sposare la badante della moglie-aveva gia'
ottant'anni- per restare nella sua casa,sistemare la signora che non
aveva permesso di soggiorno e farsi tranquillamente i fatti suoi. I
figli fecero il diavolo a quattro su questo fatto,qualcuno provo' a dire
che la giovane signora era sinceramente affezionata al vecchietto e lo
curava amorevolmente,che il pover'uomo non possedeva niente e che ella
non aspirava certo al patrimonio;ma non ci fu nulla da fare :ne i pianti
di Renzo,ne altro;la signora fu licenziata e Renzo dovette decidere con
chi andare dei figli, e lui gli fece vedere a tutti quanti i cosidetti
sorci verdi. -Vengo da te- si trasferiva dal figlio e dopo 15 giorni
cominciava a lamentarsi che la nuora era disordinata,che i nipoti
facevano troppo casino,che in casa toccava fare tutto a lui,che non era
libero di fare i suoi comodi. Così facendo cambio casa e figli 5 volte
in un anno.
Renzo non aveva mai preso la patente, guidava un'ape verde e l'ha guidata fino a 85 anni suonati,rappresentando sotto tutti gli aspetti il piu' classico dei pericoli pubblici: cieco,sordo,poco avvezzo al codice stradale che per i suoi gusti si ingarbugliava sempre di piu'.
La mattina si alzava,si metteva il vestito buono- per tutta la vita giuro non l'ho mai visto senza cravatta e senza occhiali da sole-e prendeva la sua ape per gironzolare tutto il giorno; prima tappa sempre il cimitero per salutare la moglie.
Un giorno chiama un figlio e sornione gli fa- sto' andando a trovare i parenti di Grosseto,mi annoiavo-,il figlio-babbo ma c'andate col treno?-
-ma che treno e treno,un ci capisco nulla di quei cosi,sto' andando giu' con l'ape!-
-Babbo!!!!! non potete fare 150 km ad andare e altri 150 km per tornare! non...- Click, il vecchietto aveva attaccato il cellulare e l'aveva pure spento per evitare i soliti battibecchi coi figli. - si vedrai ho fatto pure l'autostrada, c'erano certi grulli che mi sfrecciavano intorno,poi si brontola che succedono gli incidenti-
Un giorno aveva vinto una piccola somma al lotto e tutto convinto era andato da un suo amico-si racconta un po' losco e parecchio grullo a eseguire l'ordini di Renzo-per farsi truccare l'ape- che ti pare posso andare a due??!! mi ci vole una giornata per spostarmi!-. Il tipo oltre ad avergli modificato il motore,l'aveva condotto- gli sembrava di essere forse sulle piste di formula uno?!-a fare una prova per una stradina poco battuta e soprattutto poco praticabile. Il risultato? alla prima curva l'ape lanciata a tutta velocita' si era ribaltata piu' volte su se stessa col vecchietto dentro fino a diventare una bella scatoletta di latta! Renzo si era fratturato la spalla e sfracassato quella sua testaccia dura ma niente di piu'- E sono i figlioli che mi rompono i c******i,ma cosa volete che sia?! un piccolo imprevisto!- E giu' a litigare per fargli lasciare definitivamente l'ape in garage. esasperati i filgi escogitarono uno stratagemma: manomettere il motore e far dire al meccanico di fiducia che ormai era da buttar via. Certi che tutto si sarebbe risolto misero fuori uso il motore.
Il buon Renzo rimessosi dall'incidente si reco'dal meccanico e questo lesto gli disse che il motore,pace all'anima sua,l'aveva lasciato e che si doveva rassegnare a lasciar l'ape dentro il garage. Renzo non fece una piega,dopo qualche giorno torno' dal meccanico con un gran sorriso- Sono stato alla Piaggio ho comprato un altro motore,adesso ce l'ho metti nuovo,a me l'ape serve!!!-
Un altra passione di Renzo era la caccia: durante il periodo lo vedevi sempre per boschi col suo fucile e l'immancabile cravatta-mica devo essere scialbo solo perche' incontro solo cinghiali!- e i figlioli con il crepacuore che combinasse qualche disgrazia e invece d'ammazzare un cinghiale ammazzasse un cristiano-la vista quella si l'aveva abbandonato da un po....- . Alla fine i piccoli acciacchi l'avevano convinto a smettere con la caccia-appese al chiodo la carabina a 88 anni-; abbandonata l'ape,tolta la caccia Renzo trovo ben presto il sistema di impegnare la giornata: esisteva una stupenda invenzione,l'abbonamento del pulman per poter scorrazzare liberamente senza il controllo dei figli, la briscola con gli annessi trofei e la misericordia dove allegramente Renzo andava a trascorrere i pomeriggi insieme a "tutta quella bella gioventu'!"
Un giorno i figli ricevono una chiamata dai carabinieri: Renzo e' rimasto coinvolto in una rissa dentro a un circolo ed e' al pronto soccorso perche' l'hanno gonfiato come una zampogna. Come un tam tam i cellulari squillano per mezza Toscana tra i figli per avvisarsi e per capire come diavolo ci fosse finito in una rissa; la verita' era in bocca al barista,Renzo aveva scommesso un boero con un tizio un po strambo,chi vince tre briscole ha diritto a un boero. Renzo astutissimo giocatore l'aveva letteralmente stracciato,ma il tipo credendo d'aver davanti un innocuo e rimbambito vecchietto non gli voleva comprare sto' fottuto boero e Renzo offesissimo aveva alzato un polverone:lui aveva vinto le briscole e VOLEVA IL BOERO, il perdente non aveva onore,mancava alla parola data;per chetarlo il tizio l'aveva spintonato,il vecchietto era cascato offendendolo con tutte le parolacce possibili e spaccandosi la testa contro un tavolo. Proverbiale rimase la nipote attrice di Renzo,che avvisata dell'incidente, abbandono' il teatro dove provava lanciando il copione alla prima malcapitata urlandole-stasera vacci te in scena-e saltando in auto corse a tavoletta all'ospedale con bellicose intenzioni contro il mostro che aveva osato sfiorare il nonno.
Nell'invecchiare Renzo aveva maturato una paura terribile della malattia e della morte,ripeteva che se la morte fosse venuta lui si sarebbe nascosto per non farsi acchiappare,lui non voleva ancora morire- c'ho da fare ancora tante cose!-
Dieci giorni prima di pasqua Renzo si e' sentito male ed e' stato ricoverato in ospedale dove la piu' terribile delle risposte e' stata data ai figli:-e' un cancro dobbiamo operare subito- Alle obiezioni dei figli sull'eta' avanzata i dottori avevano risposto che Renzo aveva gia' deciso da solo essendo pienamente cosciente e soprattutto gli aveva chiesto di guarirlo perche' aveva da fare tante cose-che cosa avesse ancora da fare a novant'anni non era chiaro(...." cara mia c'ho da vivere,da assaporare il tepore del sole,il pungere delle gelate, da accarezzare ancora e ancora.....).
Ai medici aveva chiesto perentorio-dovete dire tutto a me,mica ai miei figli...!-
-Renzo avete un tumore grosso,lo dobbiamo togliere- Renzo aveva pianto dalla paura,aveva fatto giurare ai dottori che l'avrebbero guarito e rimandato a casa- Se vi comportate bene ci sara' cinghiale per tutti!-. L'avevano operato e tutto era andato bene, Renzo si era risvegliato meglio di un ventenne,con la sua solita voglia di scherzare- Appena esco di qui si fa una bella festa,si fa una scorpacciata!- ripeteva ai figli e nipoti che non l'avevano mai lasciato solo e giu' di battute e barzellette. Le preghiere di tutti che Renzo restasse ancora un po con noi erano state ascoltate.
I medici erano seri e parlando con i figli avevano rivelato che Renzo non stava bene come sembrava,ma anzi peggiorava di minuto in minuto,si dovevano preparare al peggio e inziare a salutarlo.
La mattina di Pasqua alle cinque Renzo si era svegliato e aveva chiamato l'infermiera- ho fame mi puo' portare la colazione?- Renzo non poteva mangiare niente,l'infermiera per tenerlo buono gli aveva risposto-dopo ti porto un po di the',ma dopo-
- Senta il the' lo prenda lei, a me andrebbe un panino con il salame,e' possibile?-.
Piu' tardi nella mattinata i figli furono chiamati con urgenza perche' Renzo aveva un'emoragia interna ,doveva essere operato di nuovo. Alla fine dell'intervento il chirurgo non pote' far altro che chinare il capo e dire sommessamente ai figli che Renzo era in coma,che non soffriva piu' ma che non si sarebbe piu' svegliato.
*****************************************************
Renzo( nome di fantasia) era mio nonno. E' morto nel pomeriggio di Pasqua circondato dai figli e dai nipoti, avrei altre mille cose da raccontare di lui,ma voglio finire come lui voleva: "quando io muoio non voglio pianti,tragedie,torno a stare accanto all'amore e voi dovete fare una festa in mio onore e ridere e amarvi". CIAO NUVOLO
Renzo non aveva mai preso la patente, guidava un'ape verde e l'ha guidata fino a 85 anni suonati,rappresentando sotto tutti gli aspetti il piu' classico dei pericoli pubblici: cieco,sordo,poco avvezzo al codice stradale che per i suoi gusti si ingarbugliava sempre di piu'.
La mattina si alzava,si metteva il vestito buono- per tutta la vita giuro non l'ho mai visto senza cravatta e senza occhiali da sole-e prendeva la sua ape per gironzolare tutto il giorno; prima tappa sempre il cimitero per salutare la moglie.
Un giorno chiama un figlio e sornione gli fa- sto' andando a trovare i parenti di Grosseto,mi annoiavo-,il figlio-babbo ma c'andate col treno?-
-ma che treno e treno,un ci capisco nulla di quei cosi,sto' andando giu' con l'ape!-
-Babbo!!!!! non potete fare 150 km ad andare e altri 150 km per tornare! non...- Click, il vecchietto aveva attaccato il cellulare e l'aveva pure spento per evitare i soliti battibecchi coi figli. - si vedrai ho fatto pure l'autostrada, c'erano certi grulli che mi sfrecciavano intorno,poi si brontola che succedono gli incidenti-
Un giorno aveva vinto una piccola somma al lotto e tutto convinto era andato da un suo amico-si racconta un po' losco e parecchio grullo a eseguire l'ordini di Renzo-per farsi truccare l'ape- che ti pare posso andare a due??!! mi ci vole una giornata per spostarmi!-. Il tipo oltre ad avergli modificato il motore,l'aveva condotto- gli sembrava di essere forse sulle piste di formula uno?!-a fare una prova per una stradina poco battuta e soprattutto poco praticabile. Il risultato? alla prima curva l'ape lanciata a tutta velocita' si era ribaltata piu' volte su se stessa col vecchietto dentro fino a diventare una bella scatoletta di latta! Renzo si era fratturato la spalla e sfracassato quella sua testaccia dura ma niente di piu'- E sono i figlioli che mi rompono i c******i,ma cosa volete che sia?! un piccolo imprevisto!- E giu' a litigare per fargli lasciare definitivamente l'ape in garage. esasperati i filgi escogitarono uno stratagemma: manomettere il motore e far dire al meccanico di fiducia che ormai era da buttar via. Certi che tutto si sarebbe risolto misero fuori uso il motore.
Il buon Renzo rimessosi dall'incidente si reco'dal meccanico e questo lesto gli disse che il motore,pace all'anima sua,l'aveva lasciato e che si doveva rassegnare a lasciar l'ape dentro il garage. Renzo non fece una piega,dopo qualche giorno torno' dal meccanico con un gran sorriso- Sono stato alla Piaggio ho comprato un altro motore,adesso ce l'ho metti nuovo,a me l'ape serve!!!-
Un altra passione di Renzo era la caccia: durante il periodo lo vedevi sempre per boschi col suo fucile e l'immancabile cravatta-mica devo essere scialbo solo perche' incontro solo cinghiali!- e i figlioli con il crepacuore che combinasse qualche disgrazia e invece d'ammazzare un cinghiale ammazzasse un cristiano-la vista quella si l'aveva abbandonato da un po....- . Alla fine i piccoli acciacchi l'avevano convinto a smettere con la caccia-appese al chiodo la carabina a 88 anni-; abbandonata l'ape,tolta la caccia Renzo trovo ben presto il sistema di impegnare la giornata: esisteva una stupenda invenzione,l'abbonamento del pulman per poter scorrazzare liberamente senza il controllo dei figli, la briscola con gli annessi trofei e la misericordia dove allegramente Renzo andava a trascorrere i pomeriggi insieme a "tutta quella bella gioventu'!"
Un giorno i figli ricevono una chiamata dai carabinieri: Renzo e' rimasto coinvolto in una rissa dentro a un circolo ed e' al pronto soccorso perche' l'hanno gonfiato come una zampogna. Come un tam tam i cellulari squillano per mezza Toscana tra i figli per avvisarsi e per capire come diavolo ci fosse finito in una rissa; la verita' era in bocca al barista,Renzo aveva scommesso un boero con un tizio un po strambo,chi vince tre briscole ha diritto a un boero. Renzo astutissimo giocatore l'aveva letteralmente stracciato,ma il tipo credendo d'aver davanti un innocuo e rimbambito vecchietto non gli voleva comprare sto' fottuto boero e Renzo offesissimo aveva alzato un polverone:lui aveva vinto le briscole e VOLEVA IL BOERO, il perdente non aveva onore,mancava alla parola data;per chetarlo il tizio l'aveva spintonato,il vecchietto era cascato offendendolo con tutte le parolacce possibili e spaccandosi la testa contro un tavolo. Proverbiale rimase la nipote attrice di Renzo,che avvisata dell'incidente, abbandono' il teatro dove provava lanciando il copione alla prima malcapitata urlandole-stasera vacci te in scena-e saltando in auto corse a tavoletta all'ospedale con bellicose intenzioni contro il mostro che aveva osato sfiorare il nonno.
Nell'invecchiare Renzo aveva maturato una paura terribile della malattia e della morte,ripeteva che se la morte fosse venuta lui si sarebbe nascosto per non farsi acchiappare,lui non voleva ancora morire- c'ho da fare ancora tante cose!-
Dieci giorni prima di pasqua Renzo si e' sentito male ed e' stato ricoverato in ospedale dove la piu' terribile delle risposte e' stata data ai figli:-e' un cancro dobbiamo operare subito- Alle obiezioni dei figli sull'eta' avanzata i dottori avevano risposto che Renzo aveva gia' deciso da solo essendo pienamente cosciente e soprattutto gli aveva chiesto di guarirlo perche' aveva da fare tante cose-che cosa avesse ancora da fare a novant'anni non era chiaro(...." cara mia c'ho da vivere,da assaporare il tepore del sole,il pungere delle gelate, da accarezzare ancora e ancora.....).
Ai medici aveva chiesto perentorio-dovete dire tutto a me,mica ai miei figli...!-
-Renzo avete un tumore grosso,lo dobbiamo togliere- Renzo aveva pianto dalla paura,aveva fatto giurare ai dottori che l'avrebbero guarito e rimandato a casa- Se vi comportate bene ci sara' cinghiale per tutti!-. L'avevano operato e tutto era andato bene, Renzo si era risvegliato meglio di un ventenne,con la sua solita voglia di scherzare- Appena esco di qui si fa una bella festa,si fa una scorpacciata!- ripeteva ai figli e nipoti che non l'avevano mai lasciato solo e giu' di battute e barzellette. Le preghiere di tutti che Renzo restasse ancora un po con noi erano state ascoltate.
I medici erano seri e parlando con i figli avevano rivelato che Renzo non stava bene come sembrava,ma anzi peggiorava di minuto in minuto,si dovevano preparare al peggio e inziare a salutarlo.
La mattina di Pasqua alle cinque Renzo si era svegliato e aveva chiamato l'infermiera- ho fame mi puo' portare la colazione?- Renzo non poteva mangiare niente,l'infermiera per tenerlo buono gli aveva risposto-dopo ti porto un po di the',ma dopo-
- Senta il the' lo prenda lei, a me andrebbe un panino con il salame,e' possibile?-.
Piu' tardi nella mattinata i figli furono chiamati con urgenza perche' Renzo aveva un'emoragia interna ,doveva essere operato di nuovo. Alla fine dell'intervento il chirurgo non pote' far altro che chinare il capo e dire sommessamente ai figli che Renzo era in coma,che non soffriva piu' ma che non si sarebbe piu' svegliato.
*****************************************************
Renzo( nome di fantasia) era mio nonno. E' morto nel pomeriggio di Pasqua circondato dai figli e dai nipoti, avrei altre mille cose da raccontare di lui,ma voglio finire come lui voleva: "quando io muoio non voglio pianti,tragedie,torno a stare accanto all'amore e voi dovete fare una festa in mio onore e ridere e amarvi". CIAO NUVOLO
lunedì 12 marzo 2012
ADDII E ALTRE STORIE
Promisi a quell'addio
il ricordo della nebbia
che consolava,una mano
cercava la tua,
perdonai quei binari
e il loro viaggio alla vita,
un abbraccio vagava
in una sala vuota
e neppure una parola
ne uscì.
Serbavo tra le dita
i tuoi sguardi
come pagina
da ripiegare
e gettare via,
un bacio
stringe due innamorati
e se chiudo gli
occhi la tua voce
e' accanto a questo addio
senza pianti
-sono prigione di altri dolori
il ricordo della nebbia
che consolava,una mano
cercava la tua,
perdonai quei binari
e il loro viaggio alla vita,
un abbraccio vagava
in una sala vuota
e neppure una parola
ne uscì.
Serbavo tra le dita
i tuoi sguardi
come pagina
da ripiegare
e gettare via,
un bacio
stringe due innamorati
e se chiudo gli
occhi la tua voce
e' accanto a questo addio
senza pianti
-sono prigione di altri dolori
martedì 6 marzo 2012
L'ADDIO DEI PAZZI
Cosa resta della pioggia
in spruzzi di cielo
racchiusi in pizzi d'argento,
le lacrime di una canzone,
petali di fiori strappati
e poi baciati ad uno ad uno,
come un addio.
Cosa resta della cecita' del tramonto
la corsa delle dita sul pianoforte
e un sorriso disilluso su
un palco di spettri,
parole come un addio
senza sole senza fiori.
Piange la tua poesia
di amori finiti di
madri senza figli
di speranze che camminano
sui confini del mondo,
come un addio allegro
senza i rimpianti di chi
mai ha vissuto
in spruzzi di cielo
racchiusi in pizzi d'argento,
le lacrime di una canzone,
petali di fiori strappati
e poi baciati ad uno ad uno,
come un addio.
Cosa resta della cecita' del tramonto
la corsa delle dita sul pianoforte
e un sorriso disilluso su
un palco di spettri,
parole come un addio
senza sole senza fiori.
Piange la tua poesia
di amori finiti di
madri senza figli
di speranze che camminano
sui confini del mondo,
come un addio allegro
senza i rimpianti di chi
mai ha vissuto
giovedì 19 gennaio 2012
I PRATI DEL MARE
Fauci d'acqua e pietra
ingoiano i sogni
di questa notte,
... ciechi senza un alba
sopra i prati del mare;
il mio terrore sputa impazzito
tanti ricordi racchiusi in preghiere
concitate e quel
pianto di scogli tra le lamiere
come geme tra le luci e i valzer;
come trema la mia mano
sull'uncinetto del cielo
a cui vogliono portare via le stelle
e che niente sa.
E' un buio cosi' buio
che strappa l'abbraccio di
un padre e di una figlia,
e' un oscurita' eterna di
pareti d'oceano che
si portano lontano il viso
della mia mamma,
volteggia il suo sorriso
tra fiori di corallo e conchiglie
che non sanno piangere
-forsen domani giochero' ancora.
I prati del mare
stanno a guardare terrore
e codardia e questa prigione
senza perche',
torneranno ancora i fiori.
Mi aggrappo forte,a tutto,
forse solo ad una vita gia' trascorsa,
ho paura di morire,
anche se resta un attimo
e poi piu' niente
-non vedro' piu'
tramonti trafitti di rosso e oro,
non sentiro' le lacrime
cucirsi al mio dolore.
Il Giglio chinera' il capo
tra le nebbie e resteremo
in attesa di un bacio dal cielo
"per i morti della Concordia"
lunedì 19 dicembre 2011
SOGNI DI ROSE
SOGNI DI ROSE
Anch'esse si abbracciano
cieche e mute,
si perdono senza incontrarsi mai,
... ... -smettendo d'amarsi.
Si frantuma il cielo
tra gli artigli dei ricordi,
squarciando nuvole e carne,
svanisce il vento in ritagli di parole
-nessuna ha il sapore dell'amore,
mi manca il silenzio che fa la felicita',
il riso innocente dei nostri baci.
Anch'esse nascondono
fragilita' tra le pieghe della vita,
tradiscono cieli scuri senza piu'
stelle,sconosciute
tra gigli e orchidee,
vicini senza sfiorarsi mai,
perse di sogni senza volto,
senza nome
-senza sapere di vivere
Cosa ne' sara' di questi acquerelli dolorosi
con cui coloro i miei giorni
e le mie notti,
se di buio restano i mei passi,
la tempesta abbandona infine
il suo furore per lasciare
la dolcezza dell'arcobaleno,
anch'esse sognarono
rugiade e soli e piogge,
tornarono a fiorire nella
stessa polvere e io
con esse
Anch'esse si abbracciano
cieche e mute,
si perdono senza incontrarsi mai,
... ... -smettendo d'amarsi.
Si frantuma il cielo
tra gli artigli dei ricordi,
squarciando nuvole e carne,
svanisce il vento in ritagli di parole
-nessuna ha il sapore dell'amore,
mi manca il silenzio che fa la felicita',
il riso innocente dei nostri baci.
Anch'esse nascondono
fragilita' tra le pieghe della vita,
tradiscono cieli scuri senza piu'
stelle,sconosciute
tra gigli e orchidee,
vicini senza sfiorarsi mai,
perse di sogni senza volto,
senza nome
-senza sapere di vivere
Cosa ne' sara' di questi acquerelli dolorosi
con cui coloro i miei giorni
e le mie notti,
se di buio restano i mei passi,
la tempesta abbandona infine
il suo furore per lasciare
la dolcezza dell'arcobaleno,
anch'esse sognarono
rugiade e soli e piogge,
tornarono a fiorire nella
stessa polvere e io
con esse
mercoledì 10 agosto 2011
Se non esisto
sola senza piu'
promesse di stelle,
libera dalle nuvole
che si son staccate da orizzonti
e si perdono nella polvere,
labbra lacerate
da solitudini senza volto,
e i miei sorrisi strappi
sulle mani di un padre,
così lontano come
onde perse dal mare,
son lacrime dannate,
bestemmie silenziose
che vorrebbero mordere
il cielo oppure
il fango piu' sordido,
maceria di troppi giorni
che io sola ho ucciso,
con il buio coltello
che doveva suicidare
il mio abisso.
Rintocchi di dolore
chiuderanno i miei occhi,
orgasmi bui
distruggono le
guglie del cielo;
se non esisto
nessun testamento,
crepe vuote
si ricuciranno
con il tuo perdono
promesse di stelle,
libera dalle nuvole
che si son staccate da orizzonti
e si perdono nella polvere,
labbra lacerate
da solitudini senza volto,
e i miei sorrisi strappi
sulle mani di un padre,
così lontano come
onde perse dal mare,
son lacrime dannate,
bestemmie silenziose
che vorrebbero mordere
il cielo oppure
il fango piu' sordido,
maceria di troppi giorni
che io sola ho ucciso,
con il buio coltello
che doveva suicidare
il mio abisso.
Rintocchi di dolore
chiuderanno i miei occhi,
orgasmi bui
distruggono le
guglie del cielo;
se non esisto
nessun testamento,
crepe vuote
si ricuciranno
con il tuo perdono
sabato 23 luglio 2011
Hanno cantato le foglie
hanno cantato le foglie
con l'alba nella voce
e musica del vento
che riporta dall'orizzonte
i colori dei tuoi capelli
che carezzano ogni
zolla di terra
dove scalza disegnavi
giochi d'aria.
Hanno cantato le foglie
a vivere l'ultimo silenzio di sole
le nostre mani infreddolite
facevano collane
da indossare sui cigli d'inverno.
Hanno cantato le foglie
sulle trame dei nostri sogni,
piccole gemme fuggiasche
per vie di cielo,
noi sperse tra gioia e dolore,
corolle smosse dai nostri sogni,
lacrime d'inchiostro lucido,
poi un sorriso a respirare
le ultime stelle del buio
-lì cullavo il mio cuore
Hanno cantato le foglie
sulle nostalgie d'autunno,
i viali ormai stanchi
di baci e addii
e intanto te ne vai anche tu
nei fumi di una stazione triste
dove non ci sono ritorni
Si sono sgualcite le mie parole
in un abbraccio poco convinto.
Hanno cantato le foglie
e nessuno le ascolta più
tutte ombre scolpite
da un addio
con l'alba nella voce
e musica del vento
che riporta dall'orizzonte
i colori dei tuoi capelli
che carezzano ogni
zolla di terra
dove scalza disegnavi
giochi d'aria.
Hanno cantato le foglie
a vivere l'ultimo silenzio di sole
le nostre mani infreddolite
facevano collane
da indossare sui cigli d'inverno.
Hanno cantato le foglie
sulle trame dei nostri sogni,
piccole gemme fuggiasche
per vie di cielo,
noi sperse tra gioia e dolore,
corolle smosse dai nostri sogni,
lacrime d'inchiostro lucido,
poi un sorriso a respirare
le ultime stelle del buio
-lì cullavo il mio cuore
Hanno cantato le foglie
sulle nostalgie d'autunno,
i viali ormai stanchi
di baci e addii
e intanto te ne vai anche tu
nei fumi di una stazione triste
dove non ci sono ritorni
Si sono sgualcite le mie parole
in un abbraccio poco convinto.
Hanno cantato le foglie
e nessuno le ascolta più
tutte ombre scolpite
da un addio
domenica 17 luglio 2011
Schegge di buio
schegge di buio
trafiggono la mia insonnia,
tremante all'odore dei miei incubi
resi avidi da questa notte
che scorda il tempo.
A chinare il capo
non basta a far sparire
quei passi muti
tra corridoi muti;
i brividi per candidi
petali calpestati,
rubati alla loro aurora;
schegge di buio
sorde al pianto
ingenuo per
un carillon che non
canta piu';
a chinare il capo
quella follia di ombra scura
non svanisce
e' un marchio vivo
nella carne
-e in ogni lembo
d'anima,
schegge di buio
bucano il passato,
senza scampo
mi pare questo cielo
e la sua ragnatela
di volti senza parola
trafiggono la mia insonnia,
tremante all'odore dei miei incubi
resi avidi da questa notte
che scorda il tempo.
A chinare il capo
non basta a far sparire
quei passi muti
tra corridoi muti;
i brividi per candidi
petali calpestati,
rubati alla loro aurora;
schegge di buio
sorde al pianto
ingenuo per
un carillon che non
canta piu';
a chinare il capo
quella follia di ombra scura
non svanisce
e' un marchio vivo
nella carne
-e in ogni lembo
d'anima,
schegge di buio
bucano il passato,
senza scampo
mi pare questo cielo
e la sua ragnatela
di volti senza parola
lunedì 11 luglio 2011
giovedì 7 luglio 2011
hanno bendato gli angeli
Hanno bendato gli angeli
su lacrime intrise d'odio
su parole stropicciate,inesatte
sui tuoi sorrisi.
Tu
senza braccia,gambe
solo sorriso
prigione di letti
catene invisibili
tra i tuoi dolori
e il sole
Hanno bendato gli angeli
sui davanzali del cielo
perche' il tuo viaggio
non sia l'ombra di una vita,
ma rosa fragile tra doglie e spinte,
pianto tra mani che nessuno
sa accarezzare.
Tu
senza braccia,gambe
solo sorriso
tra scricchiolii di ruote
e ombre sottili
Hanno bendato gli angeli
per perdonare il tempo
di sofferenze senza parole,
di perche' lasciati aspettare
all'ombra dell'estate.
Rimani tra ghirigori di cuore,
in quella preghiera
che sussurro alla polvere
al buio,quando i sogni
possono aver paura
Hanno bendato gli angeli
per non sentire
quella fredda spina
che s'insinua beffarda
tra il pianto di mamma
e il tuo sorriso
su lacrime intrise d'odio
su parole stropicciate,inesatte
sui tuoi sorrisi.
Tu
senza braccia,gambe
solo sorriso
prigione di letti
catene invisibili
tra i tuoi dolori
e il sole
Hanno bendato gli angeli
sui davanzali del cielo
perche' il tuo viaggio
non sia l'ombra di una vita,
ma rosa fragile tra doglie e spinte,
pianto tra mani che nessuno
sa accarezzare.
Tu
senza braccia,gambe
solo sorriso
tra scricchiolii di ruote
e ombre sottili
Hanno bendato gli angeli
per perdonare il tempo
di sofferenze senza parole,
di perche' lasciati aspettare
all'ombra dell'estate.
Rimani tra ghirigori di cuore,
in quella preghiera
che sussurro alla polvere
al buio,quando i sogni
possono aver paura
Hanno bendato gli angeli
per non sentire
quella fredda spina
che s'insinua beffarda
tra il pianto di mamma
e il tuo sorriso
domenica 24 aprile 2011
sarei stata una rosa se il sogno non si fosse mai destato se la notte non si fosse abbandonata all'ombra delle paure, una rosa innocente si offriva al cielo e alle promesse di un altro domani, senza temere pioggia e la disperazione dell'inverno sarei stata una rosa nelle città sconvolte e terrorizzate dalla rabbia della vita e della morte -rose sgozzate troverò tra qui e il cielo- a pregare un cielo di aver misericordia, perche' misericordia sembra essere uccisa e dimenticata sarei stata rosa e poesie silenziose forse raccontano ancora questa solitudine senza spine né perdono, un ricordo senza buio prima di andarsene via
venerdì 22 aprile 2011
frammento
voci di un sogno perduto
tra montagne senza eco,
spensieratezza di un giorno di festa,
correva il vento tra mulini abbandonati,
ma noi avevamo rimpianti di bambole rotte,
giochi di penombra e
niente altro che pietre perse.......
tra montagne senza eco,
spensieratezza di un giorno di festa,
correva il vento tra mulini abbandonati,
ma noi avevamo rimpianti di bambole rotte,
giochi di penombra e
niente altro che pietre perse.......
lunedì 30 agosto 2010
CANTO DELL'ASSURDO
risuona la parola dell'Autunno
musica di foglie e rami spogli
e il sussurro di gelate sulle zolle
dei miei pensieri
Ti penso e ora
i ricordi danzeranno
tra viali vuoti e banchine
lasciate sole dagli innamorati
Ti ho imprigionato sulle spalle
della solitidne,
ella vola tra vecchie foto
e fiori senza piu' profumo,
perdo tra le mani il tuo sorriso
come un amante ammalia
il mio sguardo
L'ultimo orizzonte si perde
tra fiori e nebbia,
lacrime la rugiada sull'erba,
i miei passi s'incatenano
alle vie del cielo, tra
le nuvole sogni ancora acerbi
di bimbi, girotondi
di mani e piedi,
ho sete di parole e silenzi,
gia' sazi del parlare,
lune, come solitudini lontane
e sere a portarmi dono
della mancanza.
Eco di te
oltre il domani e
il bosco dei desideri,
tra le corse senza tempo
dei lupi e schegge di stelle
musica di foglie e rami spogli
e il sussurro di gelate sulle zolle
dei miei pensieri
Ti penso e ora
i ricordi danzeranno
tra viali vuoti e banchine
lasciate sole dagli innamorati
Ti ho imprigionato sulle spalle
della solitidne,
ella vola tra vecchie foto
e fiori senza piu' profumo,
perdo tra le mani il tuo sorriso
come un amante ammalia
il mio sguardo
L'ultimo orizzonte si perde
tra fiori e nebbia,
lacrime la rugiada sull'erba,
i miei passi s'incatenano
alle vie del cielo, tra
le nuvole sogni ancora acerbi
di bimbi, girotondi
di mani e piedi,
ho sete di parole e silenzi,
gia' sazi del parlare,
lune, come solitudini lontane
e sere a portarmi dono
della mancanza.
Eco di te
oltre il domani e
il bosco dei desideri,
tra le corse senza tempo
dei lupi e schegge di stelle
sabato 28 agosto 2010
VIVERE CON SORELLA NUVOLA
Sono seduta accanto alla finestra,e' venerdi sera, in ufficio non c'e' piu' nessuno e mi piace il silenzio, io che ho imparato ad amarlo dopo anni di urla,di pianti strazianti,amo il silenzio invaso dal vento dell'autunno, dai passi lontani di qualcuno che passeggia godendosi questo autunno ancora tiepido. Guardo fuori dalla finestra il cielo e le sue nuvole, amo anche le nuvole perche' sono come mia sorella, io ho una sorella nuvola.....
Cerco di concentrarmi sugli ultimi documenti,ma le nuvole mi affascinano,mi perdo con loro nella loro corsa senza meta, fantastico sulle bellezze che vedono da lassu'.......e poi ricordo l'oggi e ieri, il dramma e la pace, la disperazione e la speranza, la forza che ti viene se hai una sorella come la mia,una sorella nuvola.
Ricordo io e Clelia, bambine- Clelia,Clelia delle mie brame che e' la piu' bella del reame?-
-Tu sei la piu' bella del reame!-,e tutti gli altri giochi,mamma e papa' e la nostra vita perfetta,la migliore per me.
A volte Clelia era strana,ma poi passava e nessuno ci faceva piu' caso;ma Clelia non era strana,era malata.
-Clelia,Clelia delle mie brame, chi e' la piu' bella del reame?-
-Tu sei la piu' bella del reame!- era il nostro segreto,il nostro gioco e poi l'abbraccio e via di corsa verso altre avventure,altri sogni,altre novelle.
Clelia,e' bella,era bella,bionda,occhi scuri e risata squillante....a volte era rabbiosa,cosi' senza motivo e spaccava tutti i giocattoli, oppure era sfaticata,le maestre la sgridavano perche' era sempre distratta,ma poi tutto passava e noi guardavamo alla vita,alla nostra splendida fiaba.
La mia sorella nuvola,come una nuvola passa lenta e candida e un attimo dopo e' nera e tempestona,rabbiosa contro il cielo che le appare prigione, a volte grigia e triste,promette temporale e dolore...ma come' bella una nuvola quando rosseggia d'un tramonto, sembra indossare l'oro.
Clelia verso i tredici anni e' diventata strana,diversa,sempre, ogni giorno e ha cominciato a farmi paura.
-Clelia,Clelia delle mie brame, chi e' la piu' bella del reame?-
Ma Clelia non mi rispondeva piu',urlava e piangeva,poi diventava cattiva,improvvisamente, senza motivo e scatenava il temporale,scatenava il dolore.
Un giorno candida nuvola,un giorno nera e crudele,gonfia di pioggia e veleno.
Avevo paura di questa piccola estranea che girava per casa,che dormiva nel letto accanto al mio. Non giocavo piu' e anche papa' e mamma avevano paura,eravamo alla fine della nostra fiaba,ma ancora non era arrivato per noi "e vissero felici e contenti."
Dopo qualche tempo ti portarono in ospedale perche' quelle reazioni di rabbia inspiegabili ad ogni sfumatura di vita non erano piu' solo stranezze,periodi no, la crisi da adolescenti.
Sei stata via un giorno intero,io ti aspettavo a casa e avevo paura,non la volevo quella sorella cattiva,quei temporali paurosi nella mia vita.
Siete tornati ed io preparavo cena.
La mamma piangeva,piangeva forte come non le avevo mai visto fare,neanche quando sono morti i nonni.
Il papa' era impietrito, ho avuto terrore in quel momento,terrore perche' papa'sfuggiva il mio sguardo e gli tremavano le mani,tanto,cosi tanto che gli son cadute sul pavimento le chiavi.
Solo tu Clelia mi sei corsa incontro e m'hai abbracciato; irrazionalmente avrei voluto sussurrarti piano
-Clelia,Clelia delle mie brame chi e' la piu' bella del reame?-, ma non l'ho fatto,mi son fatta stringere, al di sopra delle tue spalle,vedevo uno scorcio di cielo dalla porta aperta e tante nuvole,l'una diversa dall'altra solcare l'azzurro,ma ancora non sapevo,ancora non capivo la mia sorella nuvola.
Schizofrenia ad esordio precoce. Questa la diagnosi repentina,senza appello.
E insieme tante parole senza senso,senza sostanza,senza aiuto......"estremamente rara nell'infanzia";"grave riduzione nell'esprimere emozioni".........che significa quando parlano di Clelia? quando parlano di tua sorella,tua madre,tuo fratello?
Quella notizia come un'esplosione ha distrutto-io lo pensavo-la nostra fiaba,lasciando solo rovine,solo deserto intorno,perche' alle nuvole e' difficile arrivare,fa paura avvicinarle, soli noi quattro e soli tra noi quattro con le tue urla,i tuoi pianti, i deliri e quella terribile apatia che ti rendeva un guscio vuoto.
Ricordo una notte al buio, Clelia dormiva e poi si e' svegliata tutta agitata, respirava affannosa,sembrava aver aperto gli occhi su qualcosa di mostruoso-era Clelia forse la realta'? la tua solitudine?-
-Clelia che c'e'?-
-Le voci-
-Che voci?-
-Le voci. Mi sgridano continuamente e mi dicono che sono stupida, non mi fanno dormire.-
Spettatrice di sofferenza e dolore....io una sorella nuvola non la volevo,ancora non avevo capito e sono scappata. Vent'anni e l'universita',Vent'anni e la spensieratezza, Vent'anni e l'incomprensione.
Me ne sono andata in un'altra citta',in un'altra vita,in un altra famiglia,quella di Lucio...speravo in un'altra fiaba.
Ma la mia Clelia mi mancava tanto,ero spezzata dai sensi di colpa per aver abbandonato la mia famiglia, mamma in lacrime e papa' impietrito,nonostante gli anni.
Cosi una mattina sono arrivata all'universita', Lucio mi aspettava nell'atrio, l'ho abbracciato il mio amore e gli ho detto-torno a casa-e lui che invece gia' sapeva e amava la mia sorella nuvola mi ha risposto-cerca un appartamento anche per noi.
Il viaggio in treno mi e' sembrato lungo e breve insieme,un'altalena di emozioni
paura e gioia
rabbia e desolazione
rimpianto, profondo un abisso per la mia fiaba.
Sono arrivata davanti al cancello di casa,nessuno sapeva che arrivavo.
Clelia era seduta sul dondolo di fronte a me, mi ha visto e mi e' corsa incontro-nuvola soffice candida serena ti stava per baciare il tramonto e l'oro avevi negli occhi-e mi ha abbracciato,la ragazza che si confondeva con l'immagine della bambina con la coda,ma era proprio mia sorella,la mia Clelia,questa volta ho sussurrato piano
-Clelia,Clelia delle mie brame chi e' la piu' bella del reame?-
-Tu, grazie di essere tornata.-
Abbiamo pianto e intanto guardavo il cielo,le nuvole.....ognuna diversa dall'altra,ognuna speciale e unica e ho capito che la mia fiaba,sarebbe stata " C'era una volta una bambina nuvola che poteva essere candida e serena oppure tempestosa e furente,ma mostrare rara bellezza se baciata dalla luce del sole".
Da li ho trovato la forza,il coraggio di amare la mia sorella nuvola,di ricostruire la mia fiaba,di aiutare me e Clelia.
La seguo nelle cure,quando sta' male non vuole prendere medicine e invece l'aiutano e deve farlo; ho trovato un centro diurno dove Clelia sta' bene....ha imparato a ricamare ed e' brava,dice che quando ricama le voci non la infastidiscono piu' come prima; guardo la mia sorella nuvola,candida,burrascosa,splendente e paurosa e adesso non ho piu' paura.
Cerco di concentrarmi sugli ultimi documenti,ma le nuvole mi affascinano,mi perdo con loro nella loro corsa senza meta, fantastico sulle bellezze che vedono da lassu'.......e poi ricordo l'oggi e ieri, il dramma e la pace, la disperazione e la speranza, la forza che ti viene se hai una sorella come la mia,una sorella nuvola.
Ricordo io e Clelia, bambine- Clelia,Clelia delle mie brame che e' la piu' bella del reame?-
-Tu sei la piu' bella del reame!-,e tutti gli altri giochi,mamma e papa' e la nostra vita perfetta,la migliore per me.
A volte Clelia era strana,ma poi passava e nessuno ci faceva piu' caso;ma Clelia non era strana,era malata.
-Clelia,Clelia delle mie brame, chi e' la piu' bella del reame?-
-Tu sei la piu' bella del reame!- era il nostro segreto,il nostro gioco e poi l'abbraccio e via di corsa verso altre avventure,altri sogni,altre novelle.
Clelia,e' bella,era bella,bionda,occhi scuri e risata squillante....a volte era rabbiosa,cosi' senza motivo e spaccava tutti i giocattoli, oppure era sfaticata,le maestre la sgridavano perche' era sempre distratta,ma poi tutto passava e noi guardavamo alla vita,alla nostra splendida fiaba.
La mia sorella nuvola,come una nuvola passa lenta e candida e un attimo dopo e' nera e tempestona,rabbiosa contro il cielo che le appare prigione, a volte grigia e triste,promette temporale e dolore...ma come' bella una nuvola quando rosseggia d'un tramonto, sembra indossare l'oro.
Clelia verso i tredici anni e' diventata strana,diversa,sempre, ogni giorno e ha cominciato a farmi paura.
-Clelia,Clelia delle mie brame, chi e' la piu' bella del reame?-
Ma Clelia non mi rispondeva piu',urlava e piangeva,poi diventava cattiva,improvvisamente, senza motivo e scatenava il temporale,scatenava il dolore.
Un giorno candida nuvola,un giorno nera e crudele,gonfia di pioggia e veleno.
Avevo paura di questa piccola estranea che girava per casa,che dormiva nel letto accanto al mio. Non giocavo piu' e anche papa' e mamma avevano paura,eravamo alla fine della nostra fiaba,ma ancora non era arrivato per noi "e vissero felici e contenti."
Dopo qualche tempo ti portarono in ospedale perche' quelle reazioni di rabbia inspiegabili ad ogni sfumatura di vita non erano piu' solo stranezze,periodi no, la crisi da adolescenti.
Sei stata via un giorno intero,io ti aspettavo a casa e avevo paura,non la volevo quella sorella cattiva,quei temporali paurosi nella mia vita.
Siete tornati ed io preparavo cena.
La mamma piangeva,piangeva forte come non le avevo mai visto fare,neanche quando sono morti i nonni.
Il papa' era impietrito, ho avuto terrore in quel momento,terrore perche' papa'sfuggiva il mio sguardo e gli tremavano le mani,tanto,cosi tanto che gli son cadute sul pavimento le chiavi.
Solo tu Clelia mi sei corsa incontro e m'hai abbracciato; irrazionalmente avrei voluto sussurrarti piano
-Clelia,Clelia delle mie brame chi e' la piu' bella del reame?-, ma non l'ho fatto,mi son fatta stringere, al di sopra delle tue spalle,vedevo uno scorcio di cielo dalla porta aperta e tante nuvole,l'una diversa dall'altra solcare l'azzurro,ma ancora non sapevo,ancora non capivo la mia sorella nuvola.
Schizofrenia ad esordio precoce. Questa la diagnosi repentina,senza appello.
E insieme tante parole senza senso,senza sostanza,senza aiuto......"estremamente rara nell'infanzia";"grave riduzione nell'esprimere emozioni".........che significa quando parlano di Clelia? quando parlano di tua sorella,tua madre,tuo fratello?
Quella notizia come un'esplosione ha distrutto-io lo pensavo-la nostra fiaba,lasciando solo rovine,solo deserto intorno,perche' alle nuvole e' difficile arrivare,fa paura avvicinarle, soli noi quattro e soli tra noi quattro con le tue urla,i tuoi pianti, i deliri e quella terribile apatia che ti rendeva un guscio vuoto.
Ricordo una notte al buio, Clelia dormiva e poi si e' svegliata tutta agitata, respirava affannosa,sembrava aver aperto gli occhi su qualcosa di mostruoso-era Clelia forse la realta'? la tua solitudine?-
-Clelia che c'e'?-
-Le voci-
-Che voci?-
-Le voci. Mi sgridano continuamente e mi dicono che sono stupida, non mi fanno dormire.-
Spettatrice di sofferenza e dolore....io una sorella nuvola non la volevo,ancora non avevo capito e sono scappata. Vent'anni e l'universita',Vent'anni e la spensieratezza, Vent'anni e l'incomprensione.
Me ne sono andata in un'altra citta',in un'altra vita,in un altra famiglia,quella di Lucio...speravo in un'altra fiaba.
Ma la mia Clelia mi mancava tanto,ero spezzata dai sensi di colpa per aver abbandonato la mia famiglia, mamma in lacrime e papa' impietrito,nonostante gli anni.
Cosi una mattina sono arrivata all'universita', Lucio mi aspettava nell'atrio, l'ho abbracciato il mio amore e gli ho detto-torno a casa-e lui che invece gia' sapeva e amava la mia sorella nuvola mi ha risposto-cerca un appartamento anche per noi.
Il viaggio in treno mi e' sembrato lungo e breve insieme,un'altalena di emozioni
paura e gioia
rabbia e desolazione
rimpianto, profondo un abisso per la mia fiaba.
Sono arrivata davanti al cancello di casa,nessuno sapeva che arrivavo.
Clelia era seduta sul dondolo di fronte a me, mi ha visto e mi e' corsa incontro-nuvola soffice candida serena ti stava per baciare il tramonto e l'oro avevi negli occhi-e mi ha abbracciato,la ragazza che si confondeva con l'immagine della bambina con la coda,ma era proprio mia sorella,la mia Clelia,questa volta ho sussurrato piano
-Clelia,Clelia delle mie brame chi e' la piu' bella del reame?-
-Tu, grazie di essere tornata.-
Abbiamo pianto e intanto guardavo il cielo,le nuvole.....ognuna diversa dall'altra,ognuna speciale e unica e ho capito che la mia fiaba,sarebbe stata " C'era una volta una bambina nuvola che poteva essere candida e serena oppure tempestosa e furente,ma mostrare rara bellezza se baciata dalla luce del sole".
Da li ho trovato la forza,il coraggio di amare la mia sorella nuvola,di ricostruire la mia fiaba,di aiutare me e Clelia.
La seguo nelle cure,quando sta' male non vuole prendere medicine e invece l'aiutano e deve farlo; ho trovato un centro diurno dove Clelia sta' bene....ha imparato a ricamare ed e' brava,dice che quando ricama le voci non la infastidiscono piu' come prima; guardo la mia sorella nuvola,candida,burrascosa,splendente e paurosa e adesso non ho piu' paura.
domenica 22 agosto 2010
LETTERA AD UNA MADRE
Come si comincia una lettera alla propria madre?
come se non con "cara mamma"? E' tanto che non ti chiamo cosi,forse ti ho chiamato in una vita passata dove io e te siamo una figlia e una madre normali,vicine......
Mamma ti ho odiato a lungo,in modo feroce,velenoso di un veleno che s'appiccica all'anima,al cuore e non ti permette di amare nessuno,neanche me stessa; ti odiato quando ancora non sapevo cos'era l'odio,anche se ti volevo amare, perche' la mamma si ama,non si odia........la prima volta e' stata quando hai mandato via il babbo, ricordi? tu pittrice affermata,donna di classe e di successo,che giravi il mondo con i tuoi quadri,che eri osannata dalla critica, ti vergognavi di accompagnarti ad un"mediocre impiegato",un uomo semplice che si era spaccato la vita per permetterti la tua carriera. Ero piccola ma mi ricordo la porta che hai spalancato di fronte a lui per mandarlo via,il suo pianto,la sua disperazione e tu che gli ripetevi "Lia rimane,e' mia.".
Ti odiavo ogni volta che ci spostavamo,ogni nuova scuola,ogni nuova tata....mamma io ti volevo amare, eri bella,simpatica,divertente, tutti ti amavano,tutti ti cercavano......ma tu non volevi i miei baci,i miei abbracci,,mi guardavi senza vedermi,mai.
Ho capito che ti odiavo sai quando? quella sera che sei tornata a casa con Giorgio e mi hai detto"Lia,da ora in poi lui abitera' con noi", io ti volevo dire che era uno sconosciuto,che non mi piaceva come mi pizzicava le guance,che mi vergognavo,che mi mancavi......gia' i tuoi quadri ti portavano via da me,adesso anche lui......ti ho odiato ogni singola notte che Giorgio si alzava ed entrava in camera mia,quell'odio,un fuoco che ha dilaniato tante cose belle dentro di me....chissa' mamma se sapevi,se immaginavi....oppure quella passione,quell'amore divorante per i tuoi quadri ti accecava e ti rendeva cieca di fronte a tutto.
Sono sempre stata trasparente,invisibile per te,ti ero totalmente indifferente....c'e' stato un momento in cui ho voluto disperatamente che tu mi vedessi....ti ricordi? mi chiudevo in bagno e mi tagliavo continuamente,dappertutto con quello che trovavo....mamma sono arrivata a tagliarmi le vene perche' il rosso del mio sangue mi rendesse visibile, ma tu niente,mi hai accompagnato in ospedale e hai detto" si sa come sono gli adolescenti" e fine li.
Ti ho odiato quella mattina in cui vedevo nei tuoi occhi quella luce,quella brama famelica di prendere colori e pennelli e rinchiuderti nel tuo laboratorio e ti ho chiesto" mamma,mi dipingeresti?".
Sei rimasta silenziosa, mi osservavi,ma mamma ,ancora senza vedermi, poi ti sei alzata e ti sei chiusa dentro il tuo laboratorio. Io speravo che finalmente avrei capito cosa vedevi,cosa provavi per me....forse dovevo imparare il tuo linguaggio,forse era quella la chiave dell'amore e non dell'odio,imparare a parlare la tua lingua,fatta di colori,sfumature,ombre.
Sei uscita dopo due giorni, io ero seduta sotto il pergolato....ci sono rimasta per due giorni,perche' era diventato importante solo quel quadro,solo provare a intravedere attraverso i tuoi occhi chi ero,com'ero....se mi amavi oppure mi odiavi anche tu. Durante quei due giorni immaginavo la tua mano muoversi sinuosa con i pennelli,i movimenti sopra la tela, era affascinante solo guardarti davanti alla tavolozza dei colori.....
Sei uscita e mi hai detto" Lia vieni,e' finito". Mi sei passata accanto,stortita come dopo ogni lavoro finito,come dopo una notte d'amore.
Sono entrata,ero emozionata,molto emozionata,mi sembrava di essere ad un bivio importante,forse lo era : amore o odio. Ho guardato il tuo dipinto, reale,intenso,emozionante....e terribile e......mamma ho capito che mi odiavi anche tu,di un odio forse piu' terrificante del mio, piu' inquietante.
Non abbiamo mai parlato di quel dipinto,anzi ho cercato, senza riuscirci mai,di scordarmelo e invece ne avremmo dovuto parlare e forse le cose sarebbero state diverse.
Ti ho odiato quando ti ho detto di aspettare Duccio e tu mi hai detto "liberatene,sei troppo giovane" e poi hai ripreso a leggere il giornale.... allora mi sono alzata e me ne sono andata,per sempre........mamma Duccio e' stata la salvezza,il maestro d'amore, il guaritore della mia anima....la pancia cresceva e il cuore si purificava dell'odio,del dolore,della morte, mi preparavo ad essere madre......mamma ho imparato una delle cose piu' belle della vita: a ridere, a ridere la mattina perche' c'e' il sole, a ridere della prima nevicata invernale, a ridere con gli altri, a scambiare un sorriso con uno sconosciuto solo cosi' per donare qualcosa di me al mondo.......mamma non mi hai insegnato la bellezza del sorriso e tante altre cose non mi hai insegnato, adesso c'e' Duccio a insegnarmele.
L'odio mi ha scavato dentro dei vuoti terribili,lunghe caverne di pianto e dolore e ancora non sono guarita,ancora non ho imparato tante altre cose belle della vita e dell'amore, ma stamattina ho sentito che dovevo portare sulla tua tomba un fiore,mamma non ti ho piu' rivista viva dopo che me ne sono andata e tu non hai mai conosciuto l'amore della mia vita,anzi l'amore che dona la vita e Duccio....sai dipinge anche lui ed e' bravo,ha la tua luce negli occhi quando prende le matite,lo stesso ardore,la stessa passione; ma e' una luce calda,riscaldata dall'amore.....mamma stamattina sono venuta perche' per andare avanti devo perdonare, e forse l'ho fatto man mano che imparavo l'amore e l'odio svaniva come la nebbia,portato lontano dai miei nuovi giorni. Cara mamma certi mattini mi manchi,guardo la nebbia ed e' inafferrabile come te,incomprensibile e misteriosa e mi dolgo cosi' tanto di non aver interpretato il tuo mistero
Dedicato a Lia che ha imparato finalmente l'amore,lei che ha bruciato d'odio
come se non con "cara mamma"? E' tanto che non ti chiamo cosi,forse ti ho chiamato in una vita passata dove io e te siamo una figlia e una madre normali,vicine......
Mamma ti ho odiato a lungo,in modo feroce,velenoso di un veleno che s'appiccica all'anima,al cuore e non ti permette di amare nessuno,neanche me stessa; ti odiato quando ancora non sapevo cos'era l'odio,anche se ti volevo amare, perche' la mamma si ama,non si odia........la prima volta e' stata quando hai mandato via il babbo, ricordi? tu pittrice affermata,donna di classe e di successo,che giravi il mondo con i tuoi quadri,che eri osannata dalla critica, ti vergognavi di accompagnarti ad un"mediocre impiegato",un uomo semplice che si era spaccato la vita per permetterti la tua carriera. Ero piccola ma mi ricordo la porta che hai spalancato di fronte a lui per mandarlo via,il suo pianto,la sua disperazione e tu che gli ripetevi "Lia rimane,e' mia.".
Ti odiavo ogni volta che ci spostavamo,ogni nuova scuola,ogni nuova tata....mamma io ti volevo amare, eri bella,simpatica,divertente, tutti ti amavano,tutti ti cercavano......ma tu non volevi i miei baci,i miei abbracci,,mi guardavi senza vedermi,mai.
Ho capito che ti odiavo sai quando? quella sera che sei tornata a casa con Giorgio e mi hai detto"Lia,da ora in poi lui abitera' con noi", io ti volevo dire che era uno sconosciuto,che non mi piaceva come mi pizzicava le guance,che mi vergognavo,che mi mancavi......gia' i tuoi quadri ti portavano via da me,adesso anche lui......ti ho odiato ogni singola notte che Giorgio si alzava ed entrava in camera mia,quell'odio,un fuoco che ha dilaniato tante cose belle dentro di me....chissa' mamma se sapevi,se immaginavi....oppure quella passione,quell'amore divorante per i tuoi quadri ti accecava e ti rendeva cieca di fronte a tutto.
Sono sempre stata trasparente,invisibile per te,ti ero totalmente indifferente....c'e' stato un momento in cui ho voluto disperatamente che tu mi vedessi....ti ricordi? mi chiudevo in bagno e mi tagliavo continuamente,dappertutto con quello che trovavo....mamma sono arrivata a tagliarmi le vene perche' il rosso del mio sangue mi rendesse visibile, ma tu niente,mi hai accompagnato in ospedale e hai detto" si sa come sono gli adolescenti" e fine li.
Ti ho odiato quella mattina in cui vedevo nei tuoi occhi quella luce,quella brama famelica di prendere colori e pennelli e rinchiuderti nel tuo laboratorio e ti ho chiesto" mamma,mi dipingeresti?".
Sei rimasta silenziosa, mi osservavi,ma mamma ,ancora senza vedermi, poi ti sei alzata e ti sei chiusa dentro il tuo laboratorio. Io speravo che finalmente avrei capito cosa vedevi,cosa provavi per me....forse dovevo imparare il tuo linguaggio,forse era quella la chiave dell'amore e non dell'odio,imparare a parlare la tua lingua,fatta di colori,sfumature,ombre.
Sei uscita dopo due giorni, io ero seduta sotto il pergolato....ci sono rimasta per due giorni,perche' era diventato importante solo quel quadro,solo provare a intravedere attraverso i tuoi occhi chi ero,com'ero....se mi amavi oppure mi odiavi anche tu. Durante quei due giorni immaginavo la tua mano muoversi sinuosa con i pennelli,i movimenti sopra la tela, era affascinante solo guardarti davanti alla tavolozza dei colori.....
Sei uscita e mi hai detto" Lia vieni,e' finito". Mi sei passata accanto,stortita come dopo ogni lavoro finito,come dopo una notte d'amore.
Sono entrata,ero emozionata,molto emozionata,mi sembrava di essere ad un bivio importante,forse lo era : amore o odio. Ho guardato il tuo dipinto, reale,intenso,emozionante....e terribile e......mamma ho capito che mi odiavi anche tu,di un odio forse piu' terrificante del mio, piu' inquietante.
Non abbiamo mai parlato di quel dipinto,anzi ho cercato, senza riuscirci mai,di scordarmelo e invece ne avremmo dovuto parlare e forse le cose sarebbero state diverse.
Ti ho odiato quando ti ho detto di aspettare Duccio e tu mi hai detto "liberatene,sei troppo giovane" e poi hai ripreso a leggere il giornale.... allora mi sono alzata e me ne sono andata,per sempre........mamma Duccio e' stata la salvezza,il maestro d'amore, il guaritore della mia anima....la pancia cresceva e il cuore si purificava dell'odio,del dolore,della morte, mi preparavo ad essere madre......mamma ho imparato una delle cose piu' belle della vita: a ridere, a ridere la mattina perche' c'e' il sole, a ridere della prima nevicata invernale, a ridere con gli altri, a scambiare un sorriso con uno sconosciuto solo cosi' per donare qualcosa di me al mondo.......mamma non mi hai insegnato la bellezza del sorriso e tante altre cose non mi hai insegnato, adesso c'e' Duccio a insegnarmele.
L'odio mi ha scavato dentro dei vuoti terribili,lunghe caverne di pianto e dolore e ancora non sono guarita,ancora non ho imparato tante altre cose belle della vita e dell'amore, ma stamattina ho sentito che dovevo portare sulla tua tomba un fiore,mamma non ti ho piu' rivista viva dopo che me ne sono andata e tu non hai mai conosciuto l'amore della mia vita,anzi l'amore che dona la vita e Duccio....sai dipinge anche lui ed e' bravo,ha la tua luce negli occhi quando prende le matite,lo stesso ardore,la stessa passione; ma e' una luce calda,riscaldata dall'amore.....mamma stamattina sono venuta perche' per andare avanti devo perdonare, e forse l'ho fatto man mano che imparavo l'amore e l'odio svaniva come la nebbia,portato lontano dai miei nuovi giorni. Cara mamma certi mattini mi manchi,guardo la nebbia ed e' inafferrabile come te,incomprensibile e misteriosa e mi dolgo cosi' tanto di non aver interpretato il tuo mistero
Dedicato a Lia che ha imparato finalmente l'amore,lei che ha bruciato d'odio
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